Si cerca prima di razzolare nel sottoriva, poi si passa alle fasce di possibile pascolo man mano più esterne e, quando si cerca il pesce a distanza estrema, si passa spesso a travi monoamo.
• M.Marfè
Allora cosa fare?
Se il pesce staziona fuori, allora bisogna utilizzare travi idonei.
L’assetto da distanza rivolto innanzitutto alle mormore o pesci di taglia media, prevede fili sottili in bobina, dal 15 al 18, massimo 20, e piombature in genere comprese tra i 120 ed i 150 grammi.
Tranne eccezioni, un ottimo 0.50 potrà fungere da parastrappi. Ma giusto per darci una rinfrescata, quello 0,50 non incollato avrà una perdita del proprio carico di rottura fino ad attestarsi a quelli tipici di uno 0.40 non annodato.
Diciamo allora di utilizzare per il trave un ottimo filo dello 0.40 – 0,45 che andrà incollato sia nella parte inferiore che superiore.
Ricordiamo che risparmiare sui materiali spesso potrà essere controproducente. Un filo scadente, una girella che si spacca, potranno farci perdere magari l’unico pesce della giornata.
Confezionato il trave, il cui procedimento seguiremo nel dettaglio, è il momento di pensare al finale.
Un sistema per mantenere un solo bracciolo ma aumentare scia odorosa ed ami è il VIPERA.
In pratica si tratta di un solo bracciolo corredato di due ami e quindi due porzioni di esca. Capiterà anche che su quei due cortissimi braccioli mangino due pesci o che un solo pesce ingoi i due ravvicinati ami.
Il confezionamento del vipera avviene su di un solo tratto di lenza e le cautele da utilizzare sono le seguenti:
- Non usare diametri troppo sottili, attestandoci mediamente su di uno 0.20;
- non usare ami grossi che con eccessive porzioni di esca penalizzerebbero il lancio;
- confezionare i due bracci di misura leggermente differente, ad esempio 6 e 4 centimetri, senza mai eccedere nella misura degli stessi. Se poi si tratta di pesca per diletto si può salire anche di diametro ed eventualmente nella misura degli ami;
- utilizzare possibilmente ami ad occhiello la cui legatura su braccioli così corti risulta meno problematica;
- utilizzare la stessa esca per entrambi gli ami;
Resta scontato che i sistemi di aggancio del bracciolo al trave possono avvenire sia con il sistema Stonfo, riportato nella descrizione fotografica, sia che con altri sistemi tipo semplice girella.
Ancora ovvio il fatto che invece di usare l’unico bracciolo a doppio amo, può essere usato tranquillamente un bracciolo mono amo.
Utilizzando ami tipo Aberdeen di misura contenuta, l’arenicola o altro verme, si potrà far salire fino alla congiunzione tra i due corti bracci, per cui la visione finale sarà quasi di un unico boccone che è posto a circa 90 gradi rispetto all’asse del finale.
Una raccomandazione nell’uso. Il trave quando vola trascinato dal piombo vola proprio con la zavorra in avanti. Il bracciolo, o i braccioli seguono dietro e rischiano di urtare il trave. Per evitare che il bracciolo si incastri nel sistema di aggancio del capocorda, o che si arrotoli sullo shock leader, sarà opportuno che la lunghezza del finale sia inferiore a quello del trave oppure, in caso di trave corto, sarà utile utilizzare parastrappi in nylon e non in multifibra, materiale quest’ ultimo a cui si potrebbe agganciare l’amo del finale.
Vediamo nel dettaglio l’esecuzione:
- si inizia a costruire il trave con un capocorda da incollare. Con l’ausilio di un ago da innesco faremo un nodo Snell a circa 13 spire sul raddoppio di lenza;
- stretto il nodo, bloccato dalla pallina, provvederemo ad incollarlo con l’ausilio di una basetta da travi;
- si crea con la stessa tipologia di nodi uno snodo utilizzando il fast connector, girella o altro aggancio rapido;
- stesso procedimento anche per la parte finale del trave a cui salderemo un sistema di aggancio per il piombo;
- si provvede poi alla costruzione del finale creando un’asola Dropper sullo stesso;
- dopo averlo stretta, con le forbici provvederemo ad aprire l’asola;
- ecco pronti i due corti braccioli che per costruzione hanno una propria divergenza;
- ai due corti braccioli sono attaccati, questa volta senza colla, ami ad occhiello;
- nel caso usassimo il fast connector, provvederemo preventivamente a fornire il finale di una corta sezione di tubicino siliconico;
- ed ecco il finale, di dimensioni e colori adatte alla presentazione fotografica.
Mimmo Marfè
Giornalista, una vita vissuta in riva al mare. A sette anni le prime esperienze da riva con primordiali cannette in bambù, poi le prime telescopiche in fenolico. In Sardegna a fine anni 70 le prime esperienze dalla spiaggia e le prime catture mirate. La passione abbinata alla continua ricerca porta alla possibilità di poter elaborare modalità di pesca dalla spiaggia in ambito Mediterraneo. Da qui il primo libro “Surf Casting In Mediterraneo” edito come i successivi quattro dalla casa editrice Olimpia. Esperienze condivise sulle pagine del pioneristico Surf Casting Report, poi di Pesca in Mare e per decenni di Pescare Mare. L’approdo all’editoria digitale come naturale evoluzione della comunicazione con la consapevolezza che anche per me c’è sempre possibilità imparare.